Uno dei temi sottintesi in questa fase di alta tensione nella politica e nell‘economia italiana e‘ il tema della difesa dell‘interesse nazionale. Credo che questo debba essere la bussola di ogni politica economica adottata. L‘Italia non e‘ solo un Paese straordinariamente bello e ricco di storia cultura e tradizioni di cui essere fieri ma anche una comunità di interessi che legano i cittadini garantendo loro diritti e servizi e richiedendo loro doveri e partecipazione. La nazione (nonostante il processo di globalizzazione ancora in atto) e‘ ancora la comunità funzionale all‘esistenza appagante di ciascuno di noi in cui una concreta autorealizzazione ed aspirazione alla felicità e‘ ancora possibile. Non solo storia e tradizione quindi ma anche comunità funzionale al benessere collettivo. La fusione di questi due concetti costituisce l‘essenza della nostra Nazione e fa dell‘interesse nazionale il legittimo e troppo timidamente dichiarato obiettivo (specie a sinistra) delle politiche perseguite dai partiti. In questo mio modesto libretto cerco quindi di spiegare come tutte quelle politiche economiche tese a rafforzare la presenza dell‘Italia nella moneta unica siano, non imposizione di potenze straniere, ma strumentali alla difesa del nostro interesse nazionale. Per la semplice ragione che i vincoli che ci vengono imposti dall‘Euro dovrebbero essere utilizzati come una formidabile leva di sviluppo di profonde politiche riformatrici tendenti a rafforzare la nostra capacità come sistema industriale ed economico di produrre reddito sostenibile, imprese forti in grado di dare lavoro stando sul mercato. Le scelte limitate che l‘Euro ci impone dovrebbero aiutarci a fare quelle orientate ad aumento di produttività ed investimenti e riduzione delle aree di clientelismo, a concentrare gli investimenti pubblici in settori strategici ed in formazione generale e specialistica perché abbiamo bisogno di tecnici ma anche di cittadini. Il mio libretto cerca di trasmette questo spirito: lo spirito di un Europa che deve servirci non ad essere meno italiani ma italiani migliori.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *